Pubblicato il; 17 06 2003 PROGETTO SAFE INTEGRATION PER LAVORATORI STRANIERI Questa mattina è stato presentato in Provincia il progetto SAFE INTEGRATION programma unico che punta all'integrazione dei lavoratori stranieri nel polo agroindustriale dell'Astigiano Questa mattina in Provincia in conferenza stampa è stato presentato dall'Assessore alla Formazione Professionale e Lavoro Giancarlo Fassone il Progetto Safe Integration.
Da clandestini dei campi e della fabbrica, condannati spesso al lavoro stagionale, a manodopera preparata in grado di inserirsi alla perfezione e stabilmente nel tessuto agroindustriale o nel campo dell’industria tessile. Questo è lo scopo del progetto “Safe Integration”, un programma unico che punta all’integrazione dei lavoratori stranieri nel polo agroindustriale dell’Astigiano e nel comparto tessile biellese, «le aree più vocate alla realizzazione di un programma d’inserimento lavorativo tra i più innovativi» assicurano gli esperti che lo hanno elaborato. L’iniziativa è finanziata dalla Regione e vede protagoniste assolute le amministrazioni provinciali di Asti e Biella.
Partner capofila del progetto è il Consorzio Euroqualità, con un pool di enti ed organismi rappresentativi dei vari segmenti del mondo del lavoro: Federpiemonte, Confartigianato, CISL Piemonte, Texilia SpA e il Consorzio Piemontese di Formazione per il Commercio Estero. Alla conferenza stampa sono infatti intervenuti Fabrizio Valabrega della direzione Scientifica di Indagine S.I e Luca Delli Santi del Consorzio Euroqualità mentre l'Assessore Fassone è stato coadiuvato durante la conferenza stampa dal dottor Gianni Desana Consulente e Presidente del Comitato di Coordinamento Safe Integration il dottor Massimo Caniggia dirigente del Settore Area Sviluppo Sociale e Lavoro della Provincia di Asti.
Per quanto riguarda il parte astigiana del progetto, come si è detto, il fine principale è l’integrazione di operai stranieri nel comparto agricolo, con corsi di preparazione professionale e linguistica, anche all’estero. E quello dei lavoratori extracomunitari in agricoltura è un tema delicato, spesso fonte di contrasti sociali, «e che, proprio per questo, merita l’attenzione e l’intervento dell’ente Provincia» commenta Roberto Marmo, presidente della Provincia di Asti.
Nel corso dell’incontro è stato presentato un rapporto da cui l’iniziativa ha preso spunti e modelli operativi. «Una ricerca utilissima per capire come si possa favorire davvero l’interazione dei lavoratori stranieri» ha detto l’assessore Fassone. Ma come si concretizza il progetto di integrazione lavorativa? Essenzialmente attraverso l’individuazione, nell’Astigiano e nel Biellese, ma anche nei loro paesi di origine, di lavoratori stranieri disposti a lavorare nel comparto agroindustriale e tessile. Per quanto riguarda la provincia di Asti, le opportunità di lavoro sono da individuarsi non solo nelle aziende agricole, ma anche in quelle che si occupano di trasformazione alimentare, commercio all’ingrosso e meccanica per il settore dei prodotti agroalimentari. Per ora nell’Astigiano si prevede l’inserimento nel programma Safe Integration - con indicazioni da parte di Uffici del Lavoro, Ministero del Lavoro, ambasciate, uffici Ice e altre istituzioni territoriali e all’estero - di un centinaio di immigrati extracomunitari, 50 già residenti nel territorio provinciale, altrettanti che saranno individuati in Paesi dell’Est Europa (soprattutto Romania, Bulgaria e Macedonia) e in alcune aree del Maghreb (tra Marocco e Tunisia).
Se i tempi del progetto saranno rispettati già per l’estate 2004 potrebbero essere operativi i primi addetti extracomunitari Safe Integration.
Infine qualche anticipazione sull’indagine condotta su circa tremila aziende della filiera agroindustriale astigiana. Con un questionario, e anche con oltre 600 interviste telefoniche, si è cercato di far emergere il punto di vista delle imprese nella percezione dei principali fattori critici che ostacolano l’inserimento dei lavoratori extracomunitari nel contesto produttivo locale.
Ne è venuta fuori una fotografia dei rapporti tra aziende della filiera agroindustriale e la
forza lavoro straniera. Ecco i punti significativi: i lavoratori extracomunitari sono utilizzati maggiormente dalla aziende con più di 10 dipendenti. Cittadini dell’Est Europeo e dell’area balcanica (che negli ultimi anni hanno occupato spazi di lavoro in campo agricolo) vengono contattati attraverso società di lavoro interinale o per conoscenza personale e contatti informali. I lavoratori extracomunitari svolgono in prevalenza mansioni non qualificate, anche se molte aziende segnalano il bisogno di migliorare le competenze professionali dei lavoratori immigrati. Nel settore agroindustriale, in linea di massima, c’è molta soddisfazione per il lavoro svolto dai lavoratori extracomunitari, ma permangono problemi legati al rispetto della burocrazia che regola la presenza di lavoratori stranieri in Italia. A questo proposito si chiede maggior snellezza e chiarezza.
L’indagine ha anche consentito di individuare 123 aziende disposte a collaborare con Safe Integration per un eventuale inserimento di lavoratori extracomunitari. «È un primo passo - osserva il presidente Marmo - per consentire l’integrazione degli immigrati nell’Astigiano, una terra che tradizionalmente non ha mai negato opportunità di lavoro e progresso sociale a chi ha dimostrato di lavorare onestamente e nel rispetto delle regole civili».
246/2003 bologna
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