La prima indagine ha messo
in luce i fattori critici più rilevanti per l’inserimento
dei lavoratori extracomunitari, in particolare gli aspetti normativi
e contrattuali, e la formazione degli immigrati.
Nell’approfondimento le aziende hanno fornito informazioni quali/quantitative,
rispondendo alla domanda (vedi questionario in appendice):
“Pensando a possibili inserimenti nella vostra azienda di persone
extracomunitarie che rispondano ai profili professionali da voi individuati,
quali sono i problemi che riscontrereste nell’inserirli, su cui
vorreste un supporto?”
I risultati quantitativi sono riportati nella tabella 1: il problema
più rilevante per le aziende della filiera agroalimentare della
provincia di Asti riguarda gli aspetti normativi, mentre per le aziende
biellesi risulta assolutamente prioritario il tema della formazione
degli immigrati.
Fattori critici – n° risposte
e % - analisi per provincia
L’approfondimento ha evidenziato le specifiche problematiche,
le esigenze e le soluzioni suggerite dalle imprese. Questi, in sintesi,
i risultati più importanti in relazione alle criticità
più forti: formazione del lavoratore e normativa in ingresso
lavorativo.
Le aziende evidenziano le carenze formative dei lavoratori extracomunitari
e ritengono fondamentale aumentare la formazione destinata ai soggetti
immigrati: le persone EC spesso non hanno una preparazione sufficiente
per ricoprire attività qualificate. Le carenze riguardano le
competenze di base e quelle tecniche.
I “gap” formativi appaiono un vincolo fondamentale da
rimuovere per aprire le porte all’inserimento e alla crescita
professionale degli immigrati in azienda.
Le imprese intervistate hanno delineato un vasto panorama di impieghi
possibili per gli EC, che riguardano anche attività specializzate
per le quali hanno difficoltà a reperire personale. Le persone
extracomunitarie rappresentano per le imprese un’opportunità
per coprire non soltanto esigenze di manodopera stagionale o di manovalanza,
ma spesso ruoli tradizionalmente importanti, oggi di scarso interesse
per le nuove generazioni nei due contesti territoriali. Pensiamo all’importanza
dei viticoltori e dei cantinieri nell’astigiano o dei tessitori
e filatori nel tessile biellese; alla centralità dei montatori-manutentori
nella meccanica tessile e agroindustriale. Per consentire un impiego
più diffuso delle persone extracomunitarie occorrerebbe, a giudizio
delle aziende interessate, accrescere la formazione di base e tecnico-professionale.
La formazione di base richiesta per tutti i profili dovrebbe favorire
innanzitutto la conoscenza diffusa della lingua italiana; diverse imprese
hanno evidenziato la carenza di corsi di italiano di base a costi contenuti.
Altro elemento importante e sottolineato da molte aziende è la
conoscenza delle normative riguardanti la sicurezza sul lavoro, la contrattualistica,
le procedure di regolarizzazione per le persone EC.
L’importanza di aumentare la formazione tecnico-professionale
è stata maggiormente evidenziata dalle imprese biellesi e, in
generale, dalle aziende che vorrebbero inserire gli EC stabilmente in
azienda, in ruoli specializzati o in mansioni inizialmente non qualificate
con la possibilità di una crescita professionale all’interno
dell’impresa delle persone extracomunitarie.
In molti casi le imprese hanno sottolineato l’importanza dell’affiancamento
sul lavoro, in particolare per alcuni mestieri qualificati in ambito
produttivo (ad esempio gli operatori polivalenti nel settore tessile),
e l’attivazione di percorsi in alternanza formazione-lavoro.
Durante le interviste le aziende interessate alla formazione degli
EC hanno proposto alcuni interventi, quali:
• la definizione di un contratto formazione-lavoro ad hoc per
i soggetti EC,
• l’introduzione di forme di sgravio fiscale in ingresso
per le aziende che assumono EC e che prevedono un percorso di formazione
aziendale,
• la promozione istituzionale di corsi gratuiti interaziendali
per lavoratori EC nelle materie fondamentali: italiano, sicurezza sul
lavoro, diritti e doveri dei lavoratori, normativa inerente le persone
EC.
La normativa vigente in materia di immigrazione
crea problemi alle aziende che intendono inserire EC Questo aspetto è stato maggiormente sottolineato dalle
aziende astigiane.
Il problema più importante riguarda la regolarizzazione degli
EC. Le aziende sono critiche su alcuni aspetti della normativa in vigore
e sulle modalità di attuazione della legge.
Il decreto flussi impone alle aziende di definire con sufficiente anticipo
i bisogni quantitativi di lavoratori EC per ottenere la regolarizzazione
delle persone; diventa problematico, nelle fasi di instabilità,
formulare previsioni attendibili e reperire in tempo utile risorse che
in molti casi devono essere regolarizzate. Questo problema diventa più
forte per le aziende che impiegano lavoratori a tempo determinato, ed
è assolutamente difficile da gestire per la manodopera stagionale.
Così si spiega l’insistenza con cui le imprese agro-industriali
astigiane hanno sottolineato le loro difficoltà: infatti la competitività
del sistema agro-industriale è legata alla flessibilità
organizzativa e in particolare alla capacità di reperire risorse
di breve periodo nei mesi dell’anno più importanti, come
quelli per la vendemmia e la produzione del vino. Nel caso in cui le
aziende intendano assumere lavoratori a tempo determinato, alla scadenza
del contratto devono ricominciare l’iter delle pratiche burocratiche
se vogliono riconfermare il lavoratore.
Anche le aree di emigrazione privilegiate dalla normativa (decreti-flussi)
sono fonte di insoddisfazione per le imprese: in particolare la programmazione
dei flussi non tiene conto della provenienza territoriale di molti lavoratori
EC già presenti, facilmente reperibili e ben inseriti nei due
contesti territoriali, come i macedoni in provincia di Asti.
Altro aspetto evidenziato riguarda le complessità burocratiche
per l’adempimento delle pratiche: la lentezza degli uffici incaricati
e l’eccessiva articolazione degli uffici responsabili causano
una dilatazione dei tempi.
Le proposte suggerite dalle imprese per migliorare la situazione attuale
sono numerose; queste le più interessanti:
• la costituzione di “reti di imprese” territoriali
con la partecipazione delle aziende interessate all’inserimento
di lavoratori extracomunitari, con un ruolo informativo e di supporto
per le pratiche di regolarizzazione;
• l’associazionismo fra le imprese potrebbe favorire una
crescita delle regolarizzazioni in via definitiva per gli EC, riunendo
imprese con stagionalità differenti. L’inserimento flessibile
di un lavoratore in più imprese durante l’arco dell’anno
consentirebbe al soggetto EC una maggior continuità lavorativa
e alle imprese di risparmiare tempo nella ricerca degli “stagionali”
e per le pratiche di regolarizzazione;
• la creazione di uno sportello unico istituzionale per le imprese
e i lavoratori EC, con attività di informazione e di espletamento
delle pratiche di regolarizzazione;
• la diffusione dello strumento dell’autocertificazione
nelle pratiche di regolarizzazione, con un risparmio di tempo per le
imprese e per il lavoratore;
• l’attivazione di campagne di informazione pubbliche che
consentano di conoscere la normativa nei suoi elementi più rilevanti.
Gli altri fattori comprendono una vasta quantità di problematiche
segnalate dalle imprese e sono riportate nelle analisi provinciali.
I problemi evidenziati dalle aziende sono strettamente connessi alle
difficoltà di inserimento sociale degli immigrati sul territorio,
problemi legati alle condizioni di precarietà in cui vivono molti
EC, spesso circondati da troppi pregiudizi e diffidenze.