L’analisi della domanda di professionalità relativa alle
persone extracomunitarie ha portato risultati importanti e in alcuni
casi inattesi.
Dalle telefonate con le aziende sono emersi alcuni segnali “forti”,
esigenze ripetute e ricorrenti, che si sono affiancate a bisogni particolari,
più “deboli” e latenti ma senz’altro più
interessanti.
Tra i segnali “forti”, più rilevanti anche dal punto
di vista quantitativo, è emerso un bisogno diffuso di aumentare
la presenza degli immigrati nelle aziende delle Province di Asti e di
Biella in attività generiche, non qualificate. Questo in particolare
nella filiera agro-industriale astigiana, dove oltre la metà
dei profili individuati rientrano nella figura di “operatore generico
di filiera”. Questi profili sono spesso inerenti ad attività
stagionali e vengono impiegati nelle campagne, nella raccolta della
frutta, nelle vendemmie o per la produzione del vino. Nel settore tessile
l’esigenza di inserire personale non qualificato è meno
diffusa ed è accompagnata da un bisogno di manodopera nell’area
della filatura, tessitura e confezione. Per queste lavorazioni le aziende
spesso manifestano l’esigenza di un impiego flessibile e polivalente,
e richiedono ai lavoratori la capacità di coprire diverse postazioni
e di utilizzare diverse tipologie di macchine.
I segnali più “deboli” da un punto di vista quantitativo
sono il risultato dell’analisi dei fabbisogni di professionalità
condotta attraverso le interviste telefoniche: le aziende hanno individuato
diversi profili professionali specializzati di possibile inserimento
lavorativo per le persone extracomunitarie, che riguardano attività
e mestieri di notevole importanza per la competitività del settore
tessile biellese e per l’agroindustria astigiana.
In provincia di Asti l’inserimento di immigrati riguarda attività
importanti per la cultura e la valorizzazione del territorio, quali
ad esempio il contadino, il viticoltore, l’enologo, l’operatore
forestale. Nella provincia di Biella sono state individuate figure qualificate
in attività produttive tessili, quali i tintori, i tessitori,
le rammendatrici.
Ancora, nelle aziende meccaniche, sviluppatesi nelle due aree a supporto
dell’evoluzione tecnologica introdotta nel settore agricolo, vinicolo
e tessile, l’inserimento di immigrati riguarderebbe anche attività
altamente qualificate quali gli installatori trasfertisti, i manutentori
meccanici, i costruttori su macchine utensili.
Molti lavori, punti di forza dei settori esaminati, sono oggi “in
pericolo”: nel passaggio generazionale diverse professionalità
rischiano di andare perse. La trasmissione dei saperi da “padre
in figlio” o “di madre in figlia”, tipica nei distretti
economici, non è più un aspetto fondante della nostra
cultura. “I giovani”, ci dicono le imprese, “non sono
più interessati a questi lavori”.
La valorizzazione delle risorse presenti sul territorio porta a considerare
per molte aziende gli immigrati come un’opportunità, una
potenzialità importante per non disperdere una cultura forte
e radicata.
I lavori specializzati sono stati riaggregati in ventotto figure, secondo
la metodologia utilizzata dall’indagine-guida a livello nazionale
(l’Indagine Nazionale sui Fabbisogni Formativi). Gli inserimenti
previsti per ciascuna di queste attività non sono quantitativamente
rilevanti, ma sono un segnale importante. Comprendere e interpretare
le esigenze del sistema produttivo significa cogliere segnali forti
e segnali deboli. In particolare le politiche di valorizzazione dell’occupabilità
degli immigrati sul territorio dovrebbero tener conto delle indicazioni
raccolte e in particolare delle difficoltà che devono affrontare
oggi le imprese nell’inserimento lavorativo dei soggetti extracomunitari.
I fattori che ostacolano la crescita occupazionale degli immigrati nelle
imprese di Asti e di Biella possono essere classificate in due categorie:
problemi trasversali, che riguardano tutte le attività di potenziale
inserimento lavorativo, e fattori strettamente collegati alle tipologie
di impiego prospettate per queste persone.
Il problema trasversale più rilevante è la conoscenza
della lingua italiana, competenza di base fondamentale per relazionarsi
sul lavoro. Troppo spesso le persone extracomunitarie non riescono ad
esprimersi correttamente: andrebbe garantita, a giudizio delle imprese,
un’alfabetizzazione di base per le persone che entrano in azienda,
attraverso corsi gratuiti o a costo ridotto.
Altro aspetto trasversale riguarda la regolarizzazione dei soggetti
immigrati: le aziende richiedono la semplificazione delle procedure
e la velocizzazione della macchina burocratica; una minore articolazione
degli uffici responsabili delle procedure e una maggiore attenzione
rivolta alla diffusione delle informazioni inerenti le pratiche necessarie.
Tutto ciò permetterebbe di affrontare con maggiore serenità
l’inserimento in azienda, alle imprese e ai lavoratori.
Una richiesta che viene dal mondo delle imprese è quella di favorire
gli inserimenti apportando elementi di flessibilità a livello
contrattuale che incidano sugli orari e i tempi di lavoro: gli extracomunitari
possono garantire il proprio lavoro in fasce di orario non coperte,
ma avere la possibilità di riposare nei giorni di culto o ritornare
nel paese d’origine per periodi lunghi.
Lo sforzo delle aziende nell’inserimento e nella valorizzazione
dell’occupabilità degli immigrati andrebbe premiato, a
giudizio delle imprese intervistate, con forme di sgravio fiscale in
ingresso.
Questi gli aspetti trasversali, anch’essi da comprendere tra i
segnali “forti” e per la maggior parte prevedibili e conosciuti.
Gli ostacoli connessi a particolari esigenze di impiego e le soluzioni
proposte dalle aziende offrono molti spunti di riflessione.
Nell’astigiano un problema molto forte è legato alla stagionalità
di molti impieghi prospettati per le persone EC: in questi casi i problemi
normativi, di regolarizzazione degli immigrati risultano di difficile
soluzione. Da un lato è difficile prevedere con sufficiente anticipo
il fabbisogno di manodopera e dall’altro i tempi per la regolarizzazione
sono troppo lunghi. L’unica via è riuscire a reperire immigrati
“regolari” e di solito i regolari sono già impiegati.
In più ogni anno si ripresenta lo stesso problema. Molte aziende
vedono una soluzione: da una parte la semplificazione delle norme e
delle procedure, dall’altra la costituzione di “reti”
di imprese con stagionalità differenti per dare stabilità
occupazionale ai soggetti immigrati; un’associazionismo che favorisca
e accentri tutte le problematiche inerenti le regolarizzazioni.
L’esigenza di fare “rete”, di costruire relazioni
con altre imprese che vogliono investire sugli extracomunitari è
particolarmente sentita anche dalle aziende più strutturate,
in particolare nel biellese. Nel settore tessile è più
forte l’esigenza di inserire persone qualificate e la formazione
tecnico-professionale delle risorse umane impiegate nell’area
produttiva è un problema che riguarda tutti i lavoratori, indipendentemente
dal loro paese d’origine.
L’esigenza di costruire un percorso professionale per gli immigrati
è sentita perché queste persone garantiscono in molti
casi buone prestazioni lavorative. Di qui nasce l’idea di costruire
soluzioni contrattuali idonee, che introducano o rafforzino la formazione
del lavoratore o prevedano meccanismi di alternanza scuola-lavoro.
La formazione tecnico-professionale è al centro dell’attenzione
ed è il fattore più rilevante per migliorare la qualità
del lavoro e la crescita professionale degli immigrati per molte aziende
tessili e per un buon numero di aziende del settore agro-industriale.
L’aggregazione di più imprese, per aderire a corsi interaziendali
strutturati e dare indicazioni utili alla progettazione formativa, risulta
necessaria e va collegata agli sforzi delle singole aziende che costruiscono
percorsi di affiancamento sul lavoro e sentieri di crescita professionale
mirati alle specifiche esigenze di business.
Sullo sfondo, gli ostacoli di carattere normativo, contrattuale e formativo
sono accompagnati da fattori sociali rilevanti. Diventa difficile inserirsi
lavorativamente se non si trova una casa, se il mondo circostante è
ancora affetto da pregiudizi, se la famiglia è lontana. Ne soffrono
gli immigrati ma, a sentire le imprese, ne soffre anche l’azienda
che conta sul loro apporto.
L’analisi degli ostacoli sociali e delle difficoltà di
inserimento delle persone immigrate costituiscono parte del lavoro che
ci attende. Ascolteremo gli immigrati, le loro esperienze, difficoltà
e aspirazioni, per comprendere quali possibilità esistano per
un inserimento stabile in provincia di Asti e di Biella, e tracciare
così un quadro dell’offerta di lavoro.