Il problema immigrazione è al centro dell’agenda politica
non solo nazionale ma europea. Si tratta, in effetti, di un fenomeno
che assume di anno in anno proporzioni sempre maggiori, mentre l’opinione
pubblica è allarmata da situazioni che mettono a rischio la sicurezza
e la civile convivenza, e i governi stentano a trovare il bandolo della
matassa.
Occorre partire dal fatto che l’andamento demografico dei Paesi
europei, e specialmente dell’Italia, comporta la necessità
di un flusso migratorio per compensare i “vuoti” delle insufficienti
classi giovanili. A fronte del progressivo invecchiamento della popolazione,
si deve prendere coscienza che un’area geografica “ricca”
come il Piemonte non può essere soggetta a uno svuotamento di
popolazione nella misura minacciata dal saldo demografico naturale.
E’ dunque facilmente prevedibile – e per molti versi auspicabile
– lo sviluppo di un flusso migratorio adeguato, regolamentato,
rispondente alle effettive necessità di risorse umane. L’assorbimento
di un flusso migratorio, specie quando proviene da aree culturalmente
molto disomogenee, presenta però limiti che non possono essere
forzati, pena gravi tensioni sociali e reazioni di rigetto.
Inoltre, lo stesso flusso migratorio, prevalente da Paesi emergenti
o in via di sviluppo, richiede l’attuazione di politiche di integrazione
molto impegnative: dall’offerta scolastica all’offerta abitativa,
ai servizi socio-assistenziali, alla preparazione professionale.
La presente ricerca, mirata sulle realtà dell’Astigiano
e del Biellese, mette bene in luce i problemi e le aspettative che ruotano
attorno al fenomeno dei lavoratori immigrati, sottolineando la necessità
di interventi di formazione e qualificazione, sulla base delle esigenze
espresse dal tessuto produttivo.
La lezione di fondo che emerge da quest’analisi è la
conferma che l’immigrazione è fenomeno che non richiede
approcci demagogici, di demonizzazione da una lato o di ingresso senza
limitazioni dall’altro. Nessuna società può aprirsi
incondizionatamente a un flusso incontrollato, pena la perdita della
stessa identità civile e culturale: d’altro canto, il lavoro
immigrato svolge una funzione economica rilevante, e non mancano le
storie di integrazione con successo che hanno coinvolto, in diverse
epoche storiche, flussi importati di popolazioni.
Ciò richiede però un approccio pragmatico, consapevole
delle tematiche da affrontare e desideroso di offrire non polemiche
ma soluzioni!
Mi sembra di poter dire che i dati emersi nell’ambito del progetto
Safe Integration costituiscano un significativo progresso in questa
direzione.
Gilberto Pichetto Fratin
Assessore regionale
Bilancio, Industria e Lavoro