I focus group hanno visto una forte partecipazione attiva da parte degli
immigrati. Nonostante la delicatezza dei temi affrontati i partecipanti
hanno avuto la forza e la voglia di “raccontarsi”, pronti
a cogliere l’opportunità di “essere ascoltati”.
Il problema più rilevante, sostenuto dagli stranieri nel corso
degli incontri, è di essere in generale “poco ascoltati”
dai cittadini e dalle Istituzioni del nostro Paese: quale situazione
poteva essere più adeguata per raccontare le proprie difficoltà?
Tutti, sia ad Asti che a Biella, hanno parlato “di sé”
in prima persona raccontando fatti ed esperienze. E questo è
un grande risultato. Il racconto di un fatto in prima persona è
molto ricco perchè vissuto.
Lasciamo quindi all’attenzione dei Centri Per l’Impiego
uno strumento che può servire per comprendere meglio gli immigrati
e i loro bisogni e per conoscere come evolve il fenomeno immigrazione.
L‘analisi dei bisogni e la comprensione delle tendenze sociali
sul territorio potrebbe promuovere un miglioramento della qualità
dei servizi attraverso un’offerta innovativa per le fasce “deboli”
della popolazione.
È emerso che per favorire l’incontro tra imprese e stranieri
è indispensabile sostenere politiche innovative su tre versanti:
cittadinanza, formazione degli immigrati e miglioramento delle condizioni
abitative.
Cittadinanza: gli stranieri, come le imprese, hanno evidenziato l’attuale
difficoltà nel conseguire i permessi di soggiorno (“i documenti”)
e l’eccessiva complicazione burocratica per lo svolgimento delle
pratiche. Il permesso di soggiorno è la condizione “sine
qua non” per rimanere in Italia, ma risulta difficile avere il
permesso se non si trova un lavoro regolare e stabile; ed è difficile
trovare un lavoro stabile. Il risultato è che il rinnovo del
permesso diventa “il problema” costante per gli immigrati
che si trovano a vivere in uno stato di continua provvisorietà.
Ed è un problema per le imprese che vogliono inserire persone
extracomunitarie e sanno di doversi imbattere in pratiche di regolarizzazione
complesse. Solo nel caso di assunzioni a tempo indeterminato viene risolto
definitivamente il problema “dei documenti”. Qualunque lavoro
a tempo determinato porta con sè la certezza di dover affrontare
il problema ad ogni scadenza del permesso.
Formazione: le aziende ci hanno segnalato l’inadeguato livello
di formazione e di preparazione professionale degli stranieri residenti
sul territorio.
Le persone immigrate si dividono in due categorie: chi arriva in Italia
senza aver conseguito titoli di studio, chi li ha conseguiti precedentemente
nel Paese d’origine.
Spesso, i primi difficilmente riescono ad accedere al mondo della formazione,
perchè devono lavorare per mantenersi e per avere il permesso
di soggiorno; raramente queste persone hanno la possibilità di
acquisire una professionalità, svolgono lavori non qualificati,
hanno carenze nella formazione di base e linguistica e difficilmente
possono migliorare la loro posizione sociale.
Gli stranieri che giungono in Italia con un diploma o una laurea conseguita
all’estero si imbattono in un’altro problema: il riconoscimento
dei titoli di studio.
Spesso, per far valere sul mercato del lavoro la professionalità
acquisita nel Paese d’origine l’extracomunitario dovrebbe
integrare in Italia gli studi, sostenendo esami o frequentando corsi
aggiuntivi. Ciò non è realizzabile, nella maggior parte
dei casi, per ragioni economiche e di disponibilità di tempo
dato che è richiesto un impegno lavorativo costante per avere
il permesso di soggiorno.
Non a caso l’utilizzo del contratto di apprendistato viene visto
favorevolmente da immigrati e imprese quale strumento utile per l’inserimento
lavorativo e per migliorare la professionalità degli stranieri.
Abitazione: trovare casa è uno dei problemi più sentiti
per gli stranieri. Molti partecipanti ci hanno raccontato della difficoltà
di trovare una casa in affitto. Ci hanno segnalato la sfiducia dei proprietari
nei loro confronti e della scarsa disponibilità di biellesi e
astigiani a “firmare contratti”.
Lo stesso problema lo vivono le aziende, perchè inserire in azienda
un collaboratore senza un domicilio stabile può significare avere
problemi nel raggiungerlo e doverlo aiutare nella ricerca di un’abitazione.
I focus group hanno, inoltre, portato alla luce le principali problematiche
d’inserimento sociale delle persone extracomunitarie:
∑ la lingua italiana;
∑ la chiusura dell’ambiente di provincia;
∑ l’atteggiamento delle persone residenti eccessivamente
curioso o, in alcuni casi, ostile.
la caratteristica comune per gran parte dei soggetti immigrati è
quella di aver avuto tanti lavori di durata media limitata, anche molto
diversi tra loro.
L’incontro conclusivo dei fous group è stato dedicato alle
competenze acquisite nel nostro Paese e spendibili sul mercato del lavoro.
E’ importante sottolineare come i partecipanti abbiano lavorato
in gruppo per far emergere quanto appreso in Italia; per molti risulta
difficile esprimere la propria consapevolezza degli sforzi compiuti
per imparare la lingua, per adattarsi alle nostre abitudini e alle complessità
lavorative.
Nell’allegato 2 (presente nel testo integrale) sono riportati
interventi di grande interesse, con il medesimo “incipit”:
ho imparato….
La frase più ricorrente è stata: “Ho imparato a
fare attenzione”. Gli immigrati vivono con frequenza situazioni
di conflitto sul lavoro e si muovono in un ambiente poco conosciuto:
diventa fondamentale per sopravvivere stare attenti.