L'indagine ha riguardato un campione significativo di imprese del settore
agro-industriale della provincia di Asti e del settore tessile in provincia
di Biella.
I due contesti territoriali esaminati sono profondamente diversi in
termini di caratteristiche e dimensioni delle aziende, andamenti congiunturali,
culture imprenditoriali.
Il settore tessile biellese è caratterizzato dalla presenza
di un maggior numero di aziende oltre i 50 addetti rispetto al settore
agro-alimentare astigiano, connotato dall'insediamento di un gran numero
di imprese fino a 5 addetti.
Inoltre il settore tessile biellese sta attraversando una fase congiunturale
difficile: questo determina previsioni deboli di incremento quantitativo
del personale per l'anno in corso.
I risultati della ricerca hanno evidenziato l'importanza del contesto
territoriale nelle notevoli diversità in relazione al tema in
esame.
Le caratteristiche dei lavoratori extracomunitari occupati nelle aziende
sono diverse nelle due province: nell'area biellese, dove è maggiore
la presenza di lavoratori EC specializzati, provengono in gran parte
dal Maghreb, mentre nell'astigiano dai paesi dell'Est Europa.
Si evidenziano sostanziali differenze anche in merito ai fattori critici:
in particolare hanno maggiore rilevanza per il settore tessile biellese
lo sviluppo delle competenze tecniche professionali dei lavoratori EC,
mentre nell'astigiano si rilevano maggiori problemi inerenti le procedure
di regolarizzazione.
L'interesse per un futuro coinvolgimento in azienda di lavoratori EC
è maggiore nella provincia di Asti. Le previsioni delle aziende
sui ruoli di possibile inserimento per gli EC evidenziano un bisogno
più diffuso di manodopera qualificata nell'area biellese.
Malgrado le notevoli diversità tra i due contesti territoriali,
emergono in entrambe le realtà buone prospettive di inserimento
lavorativo per gli immigrati. Le imprese hanno partecipato all'indagine
e hanno dimostrato un forte interesse sull'argomento trattato.
Lo dimostra il fatto che oltre duecento aziende abbiano dato la loro
disponibilità allo staff del progetto e che quasi la metà
del campione ritenga possibile un futuro inserimento in azienda di persone
EC.
Un altro aspetto significativo costituisce un punto di partenza importante,
che fa sperare in una crescita degli occupati EC: il grado di soddisfazione
delle imprese sulle prestazioni lavorative degli EC è elevato
e le aziende che hanno maturato esperienze con loro intendono in molti
casi proseguire su questa strada.
Indubbiamente per consentire una crescita dell'occupazione delle persone
EC in termini quantitativi e qualitativi la strada da fare è
ancora lunga e i molti problemi segnalati dalle aziende lo testimoniano:
fattori inerenti alla normativa sugli immigrati e alle difficoltà
connesse alla regolarizzazione, criticità legate alla carenza
di adeguate forme di flessibilità riguardanti orari e tempi di
lavoro e forme di agevolazione economica a sostegno delle imprese.
Per favorire una crescita della qualità del lavoro degli EC
diventa fondamentale la formazione. Il punto di partenza per l'inserimento
professionale è la conoscenza della lingua italiana e lo sviluppo
di valide competenze tecniche.
L'analisi dei fattori critici e delle professionalità richieste
dalle imprese proseguirà con il contributo delle aziende che
hanno dato la loro disponibilità al progetto: l'obiettivo è
ridurre il divario tra i bisogni delle imprese e la situazione attuale,
per favorire l'incremento di prospettive occupazionali per le persone
EC, anche attraverso la definizione di nuovi e più adeguati strumenti
contrattuali.
L'indagine ha fornito dati interessanti e promettenti, elementi di supporto
al progetto che devono essere approfonditi e sviluppati per definire
politiche attive del lavoro che favoriscano l'inserimento stabile delle
persone extracomunitarie nel mercato del lavoro.